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Appello per la riforma dell’ordinamento penitenziario

Roma, 18 aprile 2018

La Commissione per la riforma dell’ordinamento penitenziario, presieduta dal Professor Glauco Giostra, è stata sollecitata da molti dei componenti degli Stati Generali a porre in essere qualche iniziativa volta a sostenere ancora la conclusione dell’iter legislativo della prima fondamentale parte della riforma penitenziaria, oggi arrestatosi all’ultimo passaggio consultivo in Parlamento.

Per questo motivo, qualche giorno fa, è stato formulato un appello rivolto ai Presidenti di Camera e Senato per l’approvazione dello schema di decreto legislativo sulla riforma dell’ordinamento penitenziario firmato dai componenti degli Stati Generali dove si chiede alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica di porre al più presto all’ordine del giorno delle rispettive Commissioni Speciali la discussione sullo schema di decreto legislativo varato in via preliminare dal Governo. Si tratta di un ultimo doveroso tentativo di rappresentare al Parlamento l’urgenza del tema della riforma che, a chi come ciascuno di voi è impegnato quotidianamente con il mondo dell’esecuzione penale, è così dolorosamente presente.

In data 18 aprile 2018 viene inviato l’appello leggermente modificato rispetto alla prima versione che tiene conto della possibilità, prospettata negli ultimi giorni, che il governo sia legittimato a procedere all’approvazione del decreto legislativo pur in assenza del passaggio alle commissioni speciali di Camera e Senato.

 

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Sesta Opera San Fedele si racconta nell’inserto “Buone Notizie” del Corriere della Sera

13 febbraio 2018 – Corriere della Sera: nell’insero “Buone Notizie” è riportata la storia di riscatto personale e di amicizia tra un nostro Volontario e un nostro Assistito.

“La speranza è che ciò possa offrire spunti di riflessione sulla giustizia e sollecitare sempre risposte generose e aperte verso persone in difficoltà” Guido Chiaretti, Presidente della Sesta Opera San Fedele

 

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La Giustizia Riparativa

La restorative justice e’ la modalità più innovativa di pensare la composizione del conflitto tra Stato, reo e vittima. Una giustizia al cui centro si pone la persona, nella triplice forma di vittima, reo e danneggiato, dove è cardine la tutela della dignità personale. Il riconoscimento della pari dignità degli esseri umani di fronte alla legge comporta che il compito della comunità nei confronti di chi ha violato le regole non è quello di escludere, secondo una logica di retribuzione e separazione, ma re-includere, ovvero ricucire, attraverso meccanismi riparativi, la relazione spezzata tra il responsabile dell’illecito, la vittima e la comunità.

 

Con la giustizia riparativa si cominciano a delineare giuridicamente forme nuove di risposta al reato caratterizzate dal drastico affievolirsi (fino a scomparire in taluni casi) della dimensione coercitiva-afflittiva sostituita da una componente consensuale– riparativa. L’aspirazione dei programmi di giustizia riparativa che in tutto il mondo sono stati avviati è di ampia portata: un ripensamento generale del sistema sanzionatorio per contribuire a rendere la giustizia più costruttiva e meno repressiva. Per non tradire simile aspirazione, per non snaturare insidiosamente simili programmi vi è, come minimo, una strada maestra immediatamente percorribile: garantire appieno il principio cardine – nitidamente affermato sia dal Consiglio d’Europa che dalle Nazioni Unite – della partecipazione libera, volontaria, consensuale alle proposte di mediazione-riparazione.

 

Esse sono dirette alla ricerca di soluzioni soddisfacenti per le persone che hanno subito il reato e alle quali è riconosciuto un ruolo attivo di cui sono prive nelle pratiche giudiziarie tradizionali. Nelle procedure di mediazione vittime e autori di reato, fuori dalla rigidità del contesto processuale, si trovano faccia a faccia, di fronte ad un terzo neutro e qualificato, in una logica di riconoscimento reciproco, corresponsabili per scelta consensuale delle decisioni che regoleranno il conflitto. Su questa base si svolgono la procedure finalizzate al risarcimento del danno e alla riparazione delle conseguenze del reato, non escludendo la simbolicità di alcune soluzioni. Queste pratiche considerano infatti che quello materiale è solo un aspetto del danno, che colpisce innanzitutto la dignità e la sfera emozionale della persona offesa. La vittima ha quindi una maggiore possibilità di superare il conflitto ricevendo una soddisfazione che tenga conto della dimensione complessa della “ferita” subita. Il reo, d’altra parte, si trova di fronte non all’astratta e impersonale categoria della “vittima”, ma alla persona da lui offesa e ora incontrata nella sua reale identità: in tal modo può avere una più immediata e profonda percezione delle conseguenze dannose delle proprie azioni, ed è possibile (verosimilmente più probabile) giunga a maturare scelte reparative di maggiore efficacia per entrambi. Attribuendo alla parte offesa e all’offensore la responsabilità della soluzione del conflitto, la mediazione penale è pertanto in grado di assicurare un più pieno riconoscimento delle esigenze delle vittime e una forma di riparazione del danno più responsabilizzante e rieducativa per gli autori del reato.

 

Venerdì 2 marzo – ore 21, Auditorium San Fedele: HAYA INNO ALLA VITA, Spettacolo Musicale per Sesta Opera San Fedele

Guido Chiaretti, Presidente della Sesta Opera San Fedele partecipa alla Tavola Rotonda: “Impegno per la giustizia e rispetto della dignità della persona”, Università Cattolica di Milano

Martedì 16 Gennaio 2018 ore 17.00
Cripta Aula Magna – Università Cattolica del Sacro Cuore – Largo Gemelli, 1 – Milano

 

L’Associazione Centro Orientamento Educativo – COE organizza martedì 16 gennaio alle ore 17 presso la Cripta dell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Milano una tavola rotonda a conclusione del progetto di cooperazione e sviluppo “SCATENIAMOCI! Promozione dei diritti e miglioramento delle condizioni di vita e delle opportunità di reinserimento socioprofessionale dei detenuti nelle carceri di Garoua, Mbalmayo e Douala”.
La proposta dal titolo “Impegno per la giustizia e rispetto della dignità della persona” vuole rappresentare un’occasione di confronto internazionale tra Italia e Camerun sul significato della pena e sulla funzione del carcere nella riabilitazione sociale della persona detenuta.
Interverranno importanti professionisti del settore, l’incontro vedrà come moderatrice Ornella Favero, Direttore della rivista “Ristretti Orizzonti” e Presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia.
L’evento è promosso dall’Associazione COE con Ingegneria Senza Frontiere – Milano e COE CAM e vede il patrocinio dell’Università Cattolica e del Comune di Milano.
Al termine sarà offerto un aperitivo con specialità della gastronomia camerunese a cura del Ristorante Akwaba di Milano.

 

Programma della tavola Rotonda

Comunicato stampa