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A SESTA OPERA SAN FEDELE

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Libro “Accompagnare i condannati invisibili” a cura di Guido Chiaretti

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Recensione

Indice

 

La Giustizia Riparativa

La restorative justice e’ la modalità più innovativa di pensare la composizione del conflitto tra Stato, reo e vittima. Una giustizia al cui centro si pone la persona, nella triplice forma di vittima, reo e danneggiato, dove è cardine la tutela della dignità personale. Il riconoscimento della pari dignità degli esseri umani di fronte alla legge comporta che il compito della comunità nei confronti di chi ha violato le regole non è quello di escludere, secondo una logica di retribuzione e separazione, ma re-includere, ovvero ricucire, attraverso meccanismi riparativi, la relazione spezzata tra il responsabile dell’illecito, la vittima e la comunità.

 

Con la giustizia riparativa si cominciano a delineare giuridicamente forme nuove di risposta al reato caratterizzate dal drastico affievolirsi (fino a scomparire in taluni casi) della dimensione coercitiva-afflittiva sostituita da una componente consensuale– riparativa. L’aspirazione dei programmi di giustizia riparativa che in tutto il mondo sono stati avviati è di ampia portata: un ripensamento generale del sistema sanzionatorio per contribuire a rendere la giustizia più costruttiva e meno repressiva. Per non tradire simile aspirazione, per non snaturare insidiosamente simili programmi vi è, come minimo, una strada maestra immediatamente percorribile: garantire appieno il principio cardine – nitidamente affermato sia dal Consiglio d’Europa che dalle Nazioni Unite – della partecipazione libera, volontaria, consensuale alle proposte di mediazione-riparazione.

 

Esse sono dirette alla ricerca di soluzioni soddisfacenti per le persone che hanno subito il reato e alle quali è riconosciuto un ruolo attivo di cui sono prive nelle pratiche giudiziarie tradizionali. Nelle procedure di mediazione vittime e autori di reato, fuori dalla rigidità del contesto processuale, si trovano faccia a faccia, di fronte ad un terzo neutro e qualificato, in una logica di riconoscimento reciproco, corresponsabili per scelta consensuale delle decisioni che regoleranno il conflitto. Su questa base si svolgono la procedure finalizzate al risarcimento del danno e alla riparazione delle conseguenze del reato, non escludendo la simbolicità di alcune soluzioni. Queste pratiche considerano infatti che quello materiale è solo un aspetto del danno, che colpisce innanzitutto la dignità e la sfera emozionale della persona offesa. La vittima ha quindi una maggiore possibilità di superare il conflitto ricevendo una soddisfazione che tenga conto della dimensione complessa della “ferita” subita. Il reo, d’altra parte, si trova di fronte non all’astratta e impersonale categoria della “vittima”, ma alla persona da lui offesa e ora incontrata nella sua reale identità: in tal modo può avere una più immediata e profonda percezione delle conseguenze dannose delle proprie azioni, ed è possibile (verosimilmente più probabile) giunga a maturare scelte reparative di maggiore efficacia per entrambi. Attribuendo alla parte offesa e all’offensore la responsabilità della soluzione del conflitto, la mediazione penale è pertanto in grado di assicurare un più pieno riconoscimento delle esigenze delle vittime e una forma di riparazione del danno più responsabilizzante e rieducativa per gli autori del reato.