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“Accompagnare i condannati invisibili”

Libro a cura di Guido Chiaretti

Recensione

Indice

 

LA MEDIAZIONE CARCERARIA TRA PARI

Il carcere è troppo spesso un luogo di gravi conflitti e violenza fra i detenuti.

Ciò mina alle fondamenta la convivenza nel carcere che, secondo la Costituzione, deve tendere alla rieducazione e al reinserimento sociale. Invece lo fa diventare un ambiente socialmente invivibile: un luogo di educazione alla violenza. Perché la violenza produce violenza.

La mediazione carceraria tra pari è una pratica innovativa nata in America Latina circa 10 anni fa. Prevede di scegliere e formare, all’interno della popolazione carceraria, persone che siano in grado di gestire e risolvere pacificamente i confitti che insorgono fra i loro compagni detenuti e fra i detenuti e le loro famiglie.

Anche in un ambiente difficile come il Messico, l’esperienza di mediazione carceraria nel carcere di Hermosillo ha dato risultati importanti: nel 2005 i conflitti fra carcerati provocavano un suicidio alla settimana e un ferito grave ogni tre giorni. Dopo due anni di mediazione in carcere non si verificavano più morti a causa di liti. Ma non è solo questo: il carcere era diventato un ambiente migliore. L’istituzione si è impegnata a migliorare le condizioni di vita dei detenuti. Enti e imprese hanno sviluppato nel carcere attività di formazione e lavoro. E molti mediatori, una volta ex detenuti, hanno deciso di continuare la loro attività di mediazione fuori dal carcere, nella società.

IL PROGETTO PILOTA IN ITALIA PRESSO IL CARCERE DI BOLLATE (MI)

Vogliamo realizzare il primo progetto pilota di mediazione tra pari in un carcere Italiano. Vogliamo farlo insieme alla direzione del carcere di Bollate, vicino Milano. Organizzeremo, entro il 2016, la selezione di un gruppo di detenuti, aiutati da volontari, educatori e agenti, a cui proporremo un corso di formazione alla mediazione dei conflitti tenuto da docenti italiani e latino americani con lunga esperienza sul campo. Poi potranno iniziare le prime pratiche di mediazione nel carcere.

SOSTIENICI!

Per fare tutto questo abbiamo bisogno del sostegno di molte persone, anche del tuo.

Noi riusciamo a finanziare parte del costo totale del progetto, ma ci mancano ancora € 12.000 per arrivare a coprire tutte le spese previste.

Aiutaci a raggiungere il primo traguardo di € 5.000.
Abbiamo aperto per questo una campagna di crowdfunding su www.retedeldono.it

Puoi sostenere questa iniziativa per il desiderio di migliorare la vita delle persone detenute e delle loro famiglie, o anche per un ragionamento di utilità sociale.
Tutte motivazioni più che valide, perché un carcere dove si risolvono pacificamente i conflitti è un carcere che educa alla non violenza, e un carcere più sicuro vuol dire anche una società più sicura.

 

 

 

DA DOVE SIAMO PARTITI

Il Progetto sulla “Mediazione dei conflitti tra pari” nel Carcere di Bollate, nasce dal Workshop internazionale organizzato da Sesta Opera, e tenuto da Javier Vidargas, a San Fedele il 22 e 23 settembre 2014 (leggi di più) .

Nei mesi successivi ci sono state diverse riunioni tra Sesta Opera, la Direzione del carcere di Bollate, associazione San Marcellino e Università di Genova che hanno portato alla decisione della Direzione di avviare la sperimentazione di “Mediazione tra pari”, nel Reparto Femminile del Carcere di Bollate. I partecipanti al corso sperimenteranno il processo di “mediazione tra pari” nell’ambito carcerario quale cornice cognitiva di nuovi paradigmi e metodologie di mediazione associativa, per la gestione e risoluzione dei conflitti, la pacificazione e la riabilitazione preventiva tramite lo sviluppo di abilità pro-sociali, al fine di favorire la convivenza pacifica all’interno del centro penitenziario e coadiuvare il processo di riabilitazione e reinserimento delle persone private della loro libertà.

Il seminario tenutosi sabato 30 maggio 2015 a San Fedele da Danilo De Luise, dell’Associazione San Marcellino,  e da Mara Morelli, della Università di Genova, è il primo seminario “divulgativo” sui concetti che sono alla base della più ampia “Mediazione Comunitaria” cui si ispira la “Mediazione tra pari”.